lunedì 4 maggio 2026

BLOG TOUR: STORIE DI TERRA ARSA, Antonio Roma

SECONDA TAPPA: CORPI CHE PARLANO, MASCHERE CHE CADONO






SCHEDA TECNICA:

Titolo: Storie di terra arsa
Autore: Antonio Roma 
Data di pubblicazione: 13 marzo 2026
Ce: Infinito edizioni
Costo: cartaceo 14,25 euro
Disponibilità cartaceoAmazon clicca qui
Genere: narrativa contemporanea 
Numero di pagine: 144


TRAMA:


Quattro testi teatrali contemporanei rappresentati compongono una geografia dell'umano: un teatro che scava nella terra e nella memoria per restituire alla parola la sua carne, e al silenzio la sua dignità. Un robusto filo rosso unisce le drammaturgie: la sopravvivenza della dignità nell'assenza. Sono tutte storie di terra arsa perché raccontano i margini (il Sud, la fabbrica, la malattia, la precarietà) custodiscono voci residue (l'operaio, la donna meridionale, la docente, gli amanti smarriti), affrontano la cura come atto politico e la memoria come unica forma di resistenza, condividono una poetica della sottrazione, incarnano i valori dell'agenda ONU 2030 su parità di genere, dignità del lavoro, diritto all'educazione, salute, riduzione delle disuguaglianze, giustizia climatica e culturale.












SECONDA TAPPA 

C’è un filo rosso che attraversa tutte e quattro le drammaturgie di Storie di terra arsa, e non è un tema: è un corpo. Il corpo dell’operaio che smista rifiuti e sogna un
figlio; il corpo del giovane attore che indossa una maschera di silicone per essere accettato dal mondo; il corpo della docente meridionale che attraversa una linea di sabbia sul pavimento, confine tra Sud e Nord; il corpo dell’uomo anziano che tiene in mano una biglia rossa mentre la memoria gli si dissolve attorno. In ogni testo che ho scritto, il corpo non è sfondo della parola: è la sua grammatica primaria.
Lavoro a partire da una matrice fisica che affonda le radici nell’eredità di Lecoq e di
Grotowski. Il gesto non illustra, attraversa. Il movimento non decora, rivela. In Uomo a rendere, accanto all’attore monologante ho voluto due performer che non interpretano personaggi ma incarnano qualità, memorie, stati, forze. La loro partitura fisica è fondata su peso, resistenza, vibrazione, compressione, crollo, sospensione, caduta, risalita. Quando il protagonista parla del figlio mai arrivato, i performer diventano presenza potenziale, materia sospesa tra desiderio e mancanza.
Quando evoca la città vista dal retro, ne incarnano la logica del rifiuto.
In Mamma mi voleva professore questa tensione tra corpo e identità trova il suo
simbolo più potente nella maschera bianca di silicone ispirata a quella di Tom Cruise
in Vanilla Sky. Achille la indossa perché è convinto che senza quella superficie liscia,
rassicurante, standardizzata, non potrà mai essere riconosciuto nel proprio valore.
La maschera è il peso delle aspettative familiari, il ricatto della stabilità, la pressione di essere utili. Quando Agata la scuce, la toglie, la spezza, compie un atto che è al tempo stesso d’amore e politico: liberare il corpo dalla costrizione sociale,
riconsegnarlo alla sua verità.
In Apice – Lezione di antropologia il corpo è geografia. L’attrice attraversa una linea
di sabbia rossa che separa il palco in due mondi. Quando parla della madre si inginocchia nella terra; quando parla dell’università resta immobile come un totem.
Gli oggetti che estrae dalla valigia di ferro - un grembiule, una pezza, un quaderno - sono reliquie che piegano il tempo. La pezza diventa libro, la terra diventa parola.
E in Nebbia, il corpo è mappa della perdita. Ho chiesto agli attori di agire lentamente, come se ogni gesto richiedesse un ricordo per essere compiuto. Quando lui prende la tazza, deve sembrare che pesi una vita. Quando lei gli accarezza il viso, deve farlo come se toccasse un fantasma. Lo spazio è delimitato da fili di luce che si allentano progressivamente, come sinapsi che si spengono.

Antonio Roma 





  
















COSA NE PENSO? 

Un'altra tappa sicuramente affascinante, che si dice molto su libro e pensiero dell'autore.

Che aspettate? Continuate a seguirmi per le prossime tappe.





















 













Grazie a Matilde per avermi coinvolta ancora una volta ❤️




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