venerdì 29 maggio 2026

LETTURE IN FAMIGLIA: FESTA PAZZA, Tiziana Roversi, Lufo

OTTANTAQUATTRESIMO APPUNTAMENTO RUBRICA #LETTUREINFAMIGLIA

SCHEDA TECNICA:

Titolo: Festa pazza
Autore: Tiziana Roversi 
Illustratore: Lufo
Ce: Minerva edizioni
Data di pubblicazione: 29 ottobre 2025
Prezzo: cartaceo 11,40 euro
Disponibilità cartaceo: Amazon clicca qui
Valutazione personale: 💥💥💥💥/5
Tipologia: esplorazione culturale per bambini dai 9 anni





TRAMA:

Storia della «porcellina che si trà giù del Palazzo dell’Illustrissima Città di Bologna per la festa di San Bartolomeo». Giulio Cesare Croce la racconta nel Cinquecento e sappiamo che la porcellina è stata lanciata fino al 1796. Ma quando è cominciata? Una serie di indizi portano al Medioevo – re Enzo, il Liber Paradisus, il palio dei cavalli berberi – e indietro indietro fino ai maialini di Demetra. Con stupore e meraviglia, col sorriso sulle labbra.






COSA NE PENSO?

In quel di Bologna, viveva un'usanza davvero particolare. Ogni 24 agosto, giorno di San Bartolomeo, era festa pazza.

Sapete pazza come? Come il lanciare una porcellina sulla folla!

Si, non avete letto male, è proprio quel che si faceva: un maiale femmina, sullo spiedo e cotto a puntino, veniva lanciato pezzetto per pezzetto, sulla folla radunata in piazza.

Folla che, ovviamente, accorreva per accappararsi il posto migliore dove riceverne maggiormente... I nobili stavano alle balconate, il popolino sui ciotoli della piazza.

Ma, attenzione! Il lancio della porcellina era il culmine della festa ma prima, si aprivano le danze con la cosiddetta coglia, ovvero un liberare sulla folla ogni tipo di volatile ai quali erano state danneggiate le ali perché non volessero.

Si arrivava a buttare anche monete... Insomma, era una giornata propizia per i poveri della città.

E come si fa a sapere tutto questo?
Grazie al cantastorie Giulio Cesare Croce che racconta della festa pazza e ne lascia anche delle immagini. Lui ce la narra da quel del Cinquecento e si sa che è terminata con la venuta di Napoleone, nel 1796.

Ma quando sarà iniziata??
Ci sono degli indizi ma nessuna certezza!
Qui ne scopriremo 6 e verremo a conoscenza di figli di re rapiti, di etimologia della parola e di molto altro.

Qui bisogna diventare dei detective storici e setacciare la qualsiasi per saperne di più.


Un libricino ben fatto e portato, come tutti quelli della serie. 
Un storia davvero poco conosciuta che viene portata alla luce e raccontata con doviziosi particolari.

Un modo bello e originale per far conoscere la storia d'Italia che non viene facilmente divulgata.

Però, dai ve lo devo dire... Io e questa vecchia festa pazza non andiamo molto d'accordo, ahah.
Sarà la mia allergia alla carne di maiale e non solo ma... Io sarei stata a morire di fame in un angolo!

Ahn! Aspettate, ho dimenticato la cosa più assurda. Per concludere in bellezza la festa, al balcone compariva un paiolo pieno di brodo grasso che veniva versato dabasso.


"Viva, viva e viva cucagna. Viva, viva e viva Bologna".





















COSA NE PENSA GRETA?

Devo dire che questa storia era sconosciuta sia a me che alla mamma e, devo anche dire, che ha impressionato entrambe.

Però capisco che la fame è fame e, ai tempi, doveva essercene parecchia.

Come sempre per letture in famiglia, vi mostro le mie illustrazioni/pagine preferite...

Un bacio dalla vostra Greta.



I MIEI PRO

Portare una storia italiana assolutamente poco o per nulla conosciuta.


I MIEI CONTRO

Non ne ho da segnalare.






Grazie a Silvia per la copia❤️


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martedì 26 maggio 2026

TORNERÀ LA PRIMAVERA, Nadia Noio

LA VITA CONTINUÒ A SCORRERE

SCHEDA TECNICA:

Titolo: Tornerà la primavera
Autore: Nadia Noio 
Data di pubblicazione: 4 giugno 2025
Ce: Fazi 
Costo: ebook 9,99/cartaceo 17,10 euro/audiolibro incluso con abbonamento da 9,99 euro mese
Disponibilità ebook: Amazon clicca qui
Disponibilità cartaceo: Amazon clicca qui
Disponibilità audiolibroAmazon clicca qui
Valutazione personale: 💥💥💥,5/5




TRAMA:

Campania, fine Ottocento. La Piccerella, ingenua e credulona per natura, lavora a servizio presso un’aristocratica famiglia napoletana, in cui il padrone, detto Mascariello, e anche suo figlio, soprannominato Zufolo, approfittano ripetutamente della sua innocenza con il benestare della moglie del primo, la Libbardèra, da sempre al corrente dei tradimenti del marito. Tutto cambia quando la ragazza scopre di essere incinta, senza che si conosca l’identità del padre. La Libbardèra, così, decide di relegarla in casa di una mammana, dove la Piccerella metterà al mondo il piccolo Orlando, candido e buono quanto sua madre. I due per un po’ si terranno lontani ma pian piano riusciranno a tornare nella casa dei padroni, dove Orlando crescerà fino a diventare uomo. La mammana spera per lui un futuro migliore, ma i suoi sogni s’infrangono quando Orlando incontra la misteriosa Luisa, figlia di girovaghi e capace di sentire voci in grado di captare la malasorte.

Come in una filastrocca, le vicende di questa famiglia continuano a dipanarsi seguendo un ciclo naturale destinato a procedere nonostante i rivolgimenti della Storia. Come un albero genealogico che si svela davanti agli occhi di chi legge, la narrazione procede spedita, sorprendendo il lettore a ogni svolta.















COSA NE PENSO? 

Eccoci di fronte ad una storia familiare che si dipana dal 1860 fino al lontano 1990.

Partiamo con la capostipite, chiamata la Piccerella... Donna molto ingenua e credulona nonché analfabeta e custode di segreti scritti che, con aria sognante, pensava a suo figlio nascente sotto una foglia di cavolo, non ben conscia che quel figlio da lei sarebbe uscito.

Non ben conscia nemmeno di come quel figlio stesse nascendo dentro. Lei che prestava servizio in una casa dal cognome antico e che si faceva "ospitare" nelle stanze alle volte del padrone Mascariello, alle volte dal figlio dello stesso, Zufolo.

Per fortuna vi era la mammana a fare da ostetrica, a spiegarle qualche cosa del mondo vero a lei e a quel suo figlio, Orlando, che ingenuo e sognatore come la madre era.

In tutto ciò, siamo alle porte di Napoli e storicamente parlando, ne passeremo di ogni a partire dalle camicie rosse.

Ma proseguiamo con Orlando e la sua crescita che lo porta a due eventi chiave... il primo fu la conoscenza della sua futura sposa e il secondo, il terremoto di Casamicciola. Siamo nel 1883. Orlando ha 23 anni. La futura sposa porta il nome di Luisa.

La loro affinità? Luisa parlava di sogni premonitori, persuasioni, sparizioni, fenomeni che le avevano affibiato nomi dove pazza era il più rispettabile. Ma Orlando nulla diceva, anzi la sposó e presero a condividere l'esistenza alla casa del patio ove Luisa ebbe cinque gravidanze ma solo due arrivarono alla fine, dei miracoli. 

Doveva chiamarsi Nicola il primo, come il santo. Arrivò poi Agnese, la ragazza dalle spallucce facili. 

Non vi ho detto però, una cosa particolarmente importante. Lucia sentiva delle voci, quelle che mai l'avevano tradita e che sperava di passare ai figli.

È così che Nicola riuscí a tornare dalla guerra, non per fortuna, non per bravura ma per la piccola voce che sentiva di tanto in tanto...quella voce che gli fece scoprire se stesso e la sua vocazione... Quella di don.

Non rimane che Agnese quindi da sistemare prima della zitellaggine anche se lei era poco incline a rinunciare alla sua vita quiete. 

Non ebbe molta scelta su Don Peppino e poi sul fratello di lui, Nando.

Che non nutrisse per Nando alcun sentimento d'amore era chiaro ma già non farle repulsione era qualcosa per sentirsi pronta ad averlo a fianco.

Il primo figlio venne al mondo dopo il termine, con estrema calma... quella che contrastingueva da sempre la madre. Era il 1920, il bambino si chiamava Enrico. Arrivò poi Raffaele e per ultima, la figlia femmina tanto voluta, Lucia.

Intanto il padre, detto il sufista, ovvero il filosofo, si avvicinava con sete di conoscenza al mondo dell'esoterismo.

La vita non era semplice per una famiglia numerosa. Per avere aiuto, furono costretti ad andare nella casa del patio e dividere gli esigui spazi con Luisa e Orlando.

Per fortuna Nando poi, un lavoretto lo trovò, uno dei primi autisti niente meno! Per quel suo amico 'O Battilocchio, salvato anni addietro e tornato utile ora.

I soldi ora non sono più un problema...che si fa? Destinazione Napoli! E non solo la famiglia anche i suoceri.

La casa del patio conobbe nuovi padroni, altre vite e infine fu demolita nel nuovo millennio.
La particolarità della casa restó una... Certe piante che crescevano ai lati fino a lambire le finestre al primo piano.

La Luisa difatti, addolorata per la perdita prematura di quei figli che non sarebbero mai nati, prepara 3 vasi con una pianta a ricordo... Piante sempre rigogliose e che mai si stancavano di crescere. La vecchia Lucia le portó anche in quel di Napoli in una piccola parte.

Fu proprio a Napoli che la passione per l'esoterismo di Nando lo portò a volere organizzare una seduta spiritica che bene si addiceva anche alla suocera per le sue voci... No? È così che arrivò alla casa l'affettuosamente chiamata, zia Rosalba... Uno spirito che rimarrà fedele alla casa e ai suoi abitanti per molti anni, vedrà varie vite prima di andarsene in maniera definitiva.

Ma passiamo ai figli di Nando e Agnese. Partendo da Enrico, quel primo genito timido che non sembrava interessato a nessuna. Trovò poi Mena per un caso fortuito ma, sempre per caso o per mala sorte, non sarebbe mai stata la sua fidanzata ma nemmeno quella di un altro vista la sua prematura dipartita.
Enrico tardi lo scoprí e il dolore della partenza per la prima guerra mondiale fu anche maggiore per questo.

Trascorse due anni a spaccarsi scarpe e piedi.
Quando tornó a casa, non fu più come prima. Ricordava i racconti di quel zio prete sulla guerra ma non era comunque pronto.

Una sera, si lasciò convincere dalla sorella per una festa. La sua ultima festa... Le orecchie fischiavano, i pensieri negativi si accalcavano, le immagini di guerra lo tormentavano tanto da perdere il controllo dietro a un tentatore. Trovarono Enrico su di lui che stringeva il collo insanguinato, sempre più forte.
Restò nel carcere di Poggioreale per 25 anni. Quando uscì, era cambiato ancora, in modo permanente. Si isolò dal mondo e finí la sua vita così... Solo, in una casa affittata dalla sorella per lui. Era inequivocabile malato, in carcere lo capì presto.

Passiamo quindi a Raffaele. Lui non era come il fratello, non si assomigliavano per nulla. Era sempre stato debole di costituzione con le gambe storte e con la sua brutta cera. Queste cose lo salvarono dalla leva militare ma lo tenevano lontano anche dalle signorine. Finí per aprirsi un negozietto da barbiere con l'aiuto della sorella, nella speranza di raccattare anche una moglie, lusingata dall'uomo bruttarello e storpio ma con un futuro più saldo di quelli tornati dalla guerra.

Abboccò all'amo la figlia di un cliente del negozio, la rotonda Rita, di famiglia assai devota.

Il matrimonio dei due, dopo la prima tiepida notte andò peggiorando con gli anni e lo sposo si accorse presto di essere stato ingannato da quelle lunga ciglia. Rita d'altronde, l'aveva sposato solo nella paura di rimanere zitella... erano rimaste da maritare lei e la sorella minore che stava avendo successo. Per correre ai ripari, il primo stolto col futuro a denari assicurato, sarebbe andato bene. O quello o il convento. Negli anni, si pentí della scelta ma ormai... non si poteva di certo sottrarre.

Per la sua propensione al capriccio, Luisa la soprannominò l'Ardica, ovvero ortica.

I due sposetti ebbero tre figli con sole due gravidanze... I gemelli Paolo e Nicola, la figlia Giovanna che la madre ardentemente voleva con quella gravidanza inaspettata e che il signore aveva dopotutto accontentato.

I gemelli nacquero in anticipo, nella freddissima mattina del 4 febbraio del 1956 accompagnati dalla già conosciuta zia Rosalba che era sparita per qualche anno e che l'Ardica mai vide, troppo concentrata com'era sui beni materiali e così infastidita dalle abitudini e stranezze di quella famiglia acquisita... Ma zia Rosalba era comunque là, a proteggere uno dei gemelli, non diceva quale e perché però... 

I due crebbero insieme certo, uniti alle volte ma completamente diversi. Di certo simili sulla madre asfissiante, che li cresceva rigidamente e ai quali vietava moltissime cose.

Abbiamo parlato di Enrico e Raffaele. Passiamo per un attimo alla sorella Lucia. Lei , in tempo di guerra, fece la fortuna con la borsa nera e dall'incontro con la Lacerta (l'uomo detto la lucertola) dichiarato invalido a combattere. Per lui provò un amore travolgente, senza mai sapere neppure il suo vero nome.

Nel settembre del 1943, dopo aver sistemato fratello uscito dal carcere e famiglia restante, sapeva di voler scendere in piazza e fare ciò che poteva, si difese senza paura, si lanciò per le strade come tanti. 

Per quanto riguarda l'amore, dopo l'uomo lucertola ebbe numerosi mariti e, a ognuno di loro, quando arrivava a lasciarsi, succedeva qualcosa... Sembravano destinati a quella fine. Non era poi una da legame stretto... Le piaceva bazzicare qua e di là... Quando si trovò incinta difatti, non era sicura del padre inizialmente poi, vedendo il viso della figlia Anna, non ebbe dubbi. Era del marito Antonio che poi lasciò. Si sposò l'ultima volta nel 1981 all'età di 56 anni col farmacista in pensione Carlo, probabilmente il migliore tra tutti.

Ma adesso spostiamoci sulla nuova generazione partendo con i fratelli gemelli Paolo e Nicola, come detto, completamente diversi.

Il primo si rese presto conto che la vita attaccato a sua madre in quel di Napoli, non faceva di certo per lui. Trovò il modo per viaggiare attraverso il lavoro di reporter. La prima missione lo portò in Jugoslavia, l'ultima in Brasile ove finì per restare grazie alla conoscenza con la selvaggia ragazza locale, Amarela. Tutti gli dicevano di non fidarsi ma lui non cedette e rubò il suo cuore. I due divennero inseparabili, ebbero due figlie e quando il fratello, con una costosa chiamata internazionale, gli fece sapere che doveva tornare per nonna Agnese, non solo lui si avventurò a Napoli ma tutta la famiglia. Per restare.

Nicola invece, aveva la sfortuna dalla sua. Sempre goffo, vittima di tanti piccoli incidenti, veniva cresciuto sotto una campana di vetro. Presto, andò al negozio di barbiere del padre per aiutare, prendendo in mano molto tardi gli strumenti del mestiere, quando i danni che poteva infliggersi furono giudicati poca cosa.
Per quanto trovò nella cognata Amarela un'alleata con la sua cultura per scacciare il suo malocchio almeno un pochino e per piccoli periodi, finí per morire in modo del tutto casuale e bizzarro ovviamente.

Passando alla sorella Giovanna, lei le voci le sentiva, come la bisnonna Luisa e con quelle, fece il suo business. Altro che usarle solo per lei, poteva farci una fortuna e finire pure in TV. La madre la disconobbe presto e vietò ai fratelli di andarla a trovare, anche se non sempre obbedirono. 

Ma ora buttiamoci sull'ultima del filone, Anna. Una bambina cresciuta molto libera e facendole fare ogni cosa possibile tra cucito, cucina, arte, fotografia... Tutto però si assopì quando conobbe lo squattrinato violinista Mario che, quando seppe della sua gravidanza, se ne andò a gambe levate. Ma Anna era forte, da sola l'avrebbe cresciuta e forse... Uno spirito errante l'avrebbe protetta.

Un intero albero genealogico, una famiglia grande tra voci sussurate all'orecchio, uno spirito protettore, storie fantastiche raccontate, amore per la magia, la casa del patio sempre nella memoria.

Un testo godibile, che si legge senza sforzo e cullati da questa grande famiglia con la voglia di scoprire qualcosa di ognuno di loro.

Un testo ben scritto, che scorre bene ma che è mancato di quella scintilla speciale, ovviamente per me, che poteva elevarlo ancora di più.

Bello lo sfondo storico anche se l'avrei viscerato ancora di più. Avrei voluto inoltre soffermarmi bene sulla fragile mente di Enrico per esempio.

Sicuramente un libro scorrevole, una saga famigliare racchiusa in un volume unico che affascina e appassiona. 



















































I MIEI PRO

Un romanzo sicuramente scorrevole e di facile lettura. Una famiglia numerosa da seguire per molti anni.

I MIEI CONTRO

A me è mancata la scintilla per dire wow ma, sono sicura che è molto soggettiva.







Se acquisterete la vostra copia dal link in scheda tecnica, mi aiuterete con una piccola percentuale. Le vostre condizioni di acquisto non subiranno alcuna modifica, grazie ❤️



Grazie a Cristina per la copia ❣️














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venerdì 22 maggio 2026

LETTURE IN FAMIGLIA: IL LIBRO DEI FANTASMI, Remy Lai

OTTANTATREESIMO APPUNTAMENTO RUBRICA #LETTUREINFAMIGLIA

SCHEDA TECNICA:

Titolo: Il libro dei fantasmi
Autore: Remy Lai
Traduttore: Annalisa Zignani
Ce: Tunué
Data di pubblicazione: 3 ottobre 2025
Prezzo: cartaceo 15,68 euro
Disponibilità cartaceo: Amazon clicca qui
Valutazione personale: 💥💥💥💥💥/5
Tipologia: fumetto su morte e lutti per bambini dai 10 anni





TRAMA:

July Chen vede i fantasmi. Suo padre insiste che non possono essere reali, e quindi lei finge che non esistano. Ma è molto difficile nel mese degli Spiriti Affamati, il periodo dell'anno in cui, secondo una tradizione cinese, gli spiriti dei defunti oltrepassano le porte dell'Aldilà per visitare il mondo dei vivi e servirsi delle offerte che i familiari preparano loro.

Un giorno July salva da un fantasma affamato William, un’anima errante in bilico tra la vita e la morte. Diventa sua amica e mentre si impegna a capire come risolvere quella situazione, scopre che cosa è successo la notte in cui è nata e si scontra con l’inflessibile divinità Heibai Wuchang, responsabile del registro dei vivi e dei morti.

Un’avventura emozionante e ricca di suspense, capace di far ridere e commuovere. Una storia che insegna come, se anche il vuoto lasciato dai cari che non ci sono più non si può colmare, resta sempre con noi l’amore che a loro ci legava.






COSA NE PENSO?

Testa di bue e muso di Cavallo non erano proprio fantasmi ma qualcos'altro... alla fine delle loro esistenze, non avevano attraversato il ponte e gli era stato permesso rimanere indietro, a una condizione... Consegnare due essenze... Ma solo una andò con loro... Questo fu dodici anni addietro, quando due neonati sopravvissero.

"I fantasmi Affamati escono dall'aldilà e si aggirano tra di noi".

Ma perché non evocarne uno con del cibo? Con dei ravioli magari.
Con i miei occhi Yin-Yang posso farlo!

Attenzione... è tra noi...

Lei che aveva evocato il fantasma per uscire dall'invisibilità, ora faceva finta di non vederlo... D'altronde, era da quando aveva cinque anni che fingeva, anche se oggi era più difficile farlo... 

Ma c'è un altro problema... Il fantasma del ragazzino che vede, si ostina a dire di non essere m*rto e vuole il suo aiuto. A proposito, lei è July anche se non se lo ricorda nessuno.
Il ragazzino inoltre, è accompagnato da un strano esserino chiamato Nuvola, ecco lui dovrebbe essere m*rto al 100%.

Tanto per avere un po' di pressione extra, in questo mese, i fantasmi Affamati hanno libero accesso al mondo terreno e attenzione! Questi sono appunto affamati, non dei normali fantasmi...

Il non fantasma poi, ha avuto una brillante idea: appuntare in un quaderno definito "il libro dei fantasmi" tutto quello che ha scoperto su di loro e sulle varie tipologie esistenti e sono molte!

Ritornando al problema degli affamati, l'unico modo per distrarli è ovviamente il cibo e July sa preparare tutti i tipi di ravioli! Piacciono molto anche ai due strani tizi conosciuti proprio all'inizio... a quanto pare, li mangiano da anni e sperano solo che Heibai Wuchang (il capo) non lo scopra mai.

Tra incidenti quasi m*rtali, corse in bicicletta, fughe, uno strano mercato, un registro dei m*rti ma anche uno dei vivi, un patto che può salvare ogni cosa, questo fumetto vi travolgerà.

Un cuore infranto è un cuore che ha amato ed è stato amato.


Parto con l'assessire che le tavole sono molto belle, dai vividi e pieni colori.

La storia sarà molto dinamica e porterà in campo l'amicizia, il tema dell'amore e del lutto, della vita e della m*rte.

Si affronterà anche la difficile e delicata visione di una persona non vista, resa invisibile ai più ma forse... non proprio a tutti.

Le emozioni che scaturiranno quindi con la lettura, saranno varie. Non so se sono io che sono troppo sensibile ma... sono arrivate le lacrime a un certo punto della storia.

Un testo magnifico per ragazzi ma anche per gli adulti che vogliono ricordare cosa sia l'amore puro e cosa coraggio e forza di volontà possono fare.




























COSA NE PENSA GRETA?

Questo fumetto lo voleva leggere mamma da sola... Sono un po' impegnata con la gine dell'anno scolastico, ma le ho chiesto di aspettarmi! E per fortuna!

Un fumetto che mi è piaciuto molto per le emozioni che porta.
Ho apprezzato anche lo stile di disegno.

Come sempre per letture in famiglia, vi mostro le mie illustrazioni/pagine preferite...

Un bacio dalla vostra Greta.



I MIEI PRO

Stile bello da vedere, storia bellissima da leggere e sentire sulla pelle.


I MIEI CONTRO

Non ne ho da segnalare.






Grazie a Michela per la copia❤️


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lunedì 18 maggio 2026

BLOG TOUR: STORIE DI TERRA ARSA, Antonio Roma

QUARTA TAPPA: UN TEATRO CHE SI SPORCA LE MANI






SCHEDA TECNICA:

Titolo: Storie di terra arsa
Autore: Antonio Roma 
Data di pubblicazione: 13 marzo 2026
Ce: Infinito edizioni
Costo: cartaceo 14,25 euro
Disponibilità cartaceoAmazon clicca qui
Genere: narrativa contemporanea 
Numero di pagine: 144


TRAMA:


Quattro testi teatrali contemporanei rappresentati compongono una geografia dell'umano: un teatro che scava nella terra e nella memoria per restituire alla parola la sua carne, e al silenzio la sua dignità. Un robusto filo rosso unisce le drammaturgie: la sopravvivenza della dignità nell'assenza. Sono tutte storie di terra arsa perché raccontano i margini (il Sud, la fabbrica, la malattia, la precarietà) custodiscono voci residue (l'operaio, la donna meridionale, la docente, gli amanti smarriti), affrontano la cura come atto politico e la memoria come unica forma di resistenza, condividono una poetica della sottrazione, incarnano i valori dell'agenda ONU 2030 su parità di genere, dignità del lavoro, diritto all'educazione, salute, riduzione delle disuguaglianze, giustizia climatica e culturale.












QUARTA TAPPA 

A che cosa serve il teatro, oggi? La domanda è abusata eppure ineludibile, soprattutto se la si pone di fronte a un’opera come Storie di terra arsa. Non mi sottraggo alla risposta, anzi la radicalizzo: il teatro serve a testimoniare. Non a consolare, non a intrattenere, non a decorare il tempo libero della borghesia. Serve a sporcarsi le mani con la materia viva dell’umano, a sedersi accanto agli ultimi, a camminare nella polvere.
Questa posizione non è nuova nel panorama del teatro civile italiano, ma ho cercato
di declinarla con una peculiarità che la renda contemporanea e necessaria: il rifiuto della didascalia. I miei testi non predicano. Non spiegano al pubblico cosa dovrebbe pensare. Non hanno tesi da dimostrare. Hanno corpi da mettere in scena, parole da far risuonare, silenzi da far pesare. La politica, in queste drammaturgie, non è un contenuto aggiunto: è la fibra stessa della scrittura.
Il progetto Rise Up, di cui queste drammaturgie sono espressione, porta avanti un’idea di teatro come forma di cura. Non la cura terapeutica, non la cura consolatoria: la cura come attenzione, come scelta di restare accanto, come responsabilità nei confronti delle storie che raccolgo e restituisco al mondo. Scrivo con la terra addosso - la mia, quella della mia terra d’origine, quella delle comunità che attraverso - e questa vicinanza fisica con la materia del racconto è ciò che spero renda i miei testi diversi da molta drammaturgia contemporanea, spesso cerebrale, spesso autoriflessiva, spesso incapace di uscire dal proprio recinto estetico.
Martina Iacomelli, nella sua prefazione, racconta di una telefonata che le arrivò in un momento di smarrimento profondo. Racconta la forza con cui le restituii la speranza, la possibilità di credere di nuovo in qualcosa. Questa immagine - una voce che raggiunge qualcuno che si sente perso - è forse la metafora più precisa di ciò che Storie di terra arsa vuole essere: non un libro da tenere sullo scaffale, ma una mano tesa nel buio.
Viviamo in un tempo di indifferenza organizzata, di apatia travestita da cinismo, di incomunicabilità celebrata come virtù. Il mio teatro è uno schiaffo a tutto questo. È il rifiuto della neutralità, la scelta di prendere posizione non attraverso lo slogan ma attraverso la verità dei corpi. Ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio è scelto per restituire verità, non per rassicurare.
Alla fine del ciclo, dopo il lavoro e l’amore, dopo la lotta e la memoria, resta un’affermazione semplice e ostinata: siamo ancora vivi. E soprattutto: siamo veri. In un’epoca che premia la superficie e punisce la profondità, questa affermazione è già, di per sé, un atto di resistenza. E il teatro - quando trova corpi capaci di abitarla - può ancora darci la forza di riconoscerla.

Antonio Roma 





  
















COSA NE PENSO? 

Eccoci all'ultima tappa di questo viaggio straordinario.

Che aspettate? Cliccate per la vostra copia.





















 













Grazie a Matilde per avermi coinvolta ancora una volta ❤️




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