SCHEDA TECNICA:
Titolo: Cenerentola era mia nonna
Autore: Federica Bernardo
Data di pubblicazione: 13 dicembre 2025
Ce: Chiaredizioni
Costo: cartaceo 14,16 euro
Disponibilità cartaceo: Amazon clicca qui
Genere: Narrativa contemporanea per ragazzi
Numero di pagine: 112
TRAMA:
Se finora le fiabe hanno avuto una chiave di lettura univoca in cui la principessa di turno viene salvata dal principe, il lettore dovrà dimenticarla. "Cenerentola era mia nonna" è il rovesciamento ironico e dissacrante delle fiabe più note, poste sotto la lente d'ingrandimento dell'autrice, che mescola uno spaccato della propria vita alle vicende dei loro personaggi. È così che le protagoniste delle fiabe diventano emblema di una società anacronistica, in cui il destino di una donna è nelle mani di un uomo. Una donna è capace, invece, di provvedere a se stessa, senza un principe che la sottragga ai rivolgimenti della sorte: è questo il messaggio dell'autrice. L'unica fiaba che viene salvata è infatti "La bella e la bestia", perché diversa da tutte le altre. In questo caso, è la protagonista femminile, Belle, che spezza l'incantesimo che aveva condannato un principe a rimanere bestia per sempre. Con la sua capacità di vedere al di là dell'aspetto mostruoso della bestia, riesce a far riemergere la sua bellezza. In questo viaggio nella fantasia, alla fine l'autrice trova posto per un decalogo di sopravvivenza per giovani donne, in cui dispensa alle ragazze consigli su come trovare la felicità nella propria indipendenza.
QUARTA TAPPA
Nel panorama della narrativa contemporanea che rilegge l’immaginario fiabesco in chiave critica e autobiografica, il libro Cenerentola era mia nonna di Federica Bernardo rappresenta un esempio particolarmente interessante. L’autrice costruisce infatti un racconto in cui memoria familiare, ironia e riflessione sociale si intrecciano, dando vita a un vero e proprio rovesciamento della narrazione tradizionale. Le figure femminili delle fiabe non vengono semplicemente reinterpretate: vengono riportate nella vita quotidiana, trasformate in donne reali, imperfette e sorprendentemente moderne.
Nel titolo stesso del libro è contenuta la chiave interpretativa dell’opera. Dire che Cenerentola era mia nonna significa compiere un gesto narrativo preciso: abbattere la distanza tra il mito fiabesco e la realtà domestica. La principessa non è più una figura lontana, idealizzata e passiva, ma una donna appartenente alla storia familiare dell’autrice.
Questo passaggio produce un effetto ironico potente. Le protagoniste delle fiabe -tradizionalmente raccontate come modelli di virtù, pazienza e sacrificio — diventano improvvisamente figure concrete, inserite in contesti sociali reali, con difetti, desideri e contraddizioni. L’ironia nasce proprio da questo cortocircuito: ciò che nella fiaba appariva perfetto e inevitabile, nella vita reale rivela tutta la sua fragilità .
Nel libro di Bernardo l’ironia non è solo un tono stilistico, ma un vero e proprio strumento critico. Attraverso uno sguardo divertito e talvolta dissacrante, l’autrice mette in discussione i modelli educativi del passato, soprattutto quelli legati alla costruzione dell’identità femminile.
Per generazioni, infatti, le fiabe hanno funzionato come narrazioni formative: insegnavano alle bambine che la bontà , la pazienza e la sopportazione sarebbero state premiate, spesso attraverso l’arrivo salvifico di un principe. In Cenerentola era mia nonna, questo schema viene ribaltato. Le donne della famiglia dell’autrice non aspettano necessariamente un principe, ma affrontano la realtà con pragmatismo, ironia e una buona dose di disincanto.
Il risultato è una critica sottile ma incisiva: quei modelli educativi che sembravano innocui si rivelano, alla luce dell’esperienza reale, limitanti e talvolta persino paradossali.
Uno degli elementi più originali del libro è il modo in cui i ricordi personali si fondono con l’immaginario fiabesco. La narrazione non si limita a reinterpretare le fiabe: le ingloba nella memoria familiare.
Le storie delle nonne, delle madri e delle donne incontrate dall’autrice diventano così una sorta di “contro-fiaba”. Non c’è la linearità rassicurante del lieto fine, ma una pluralità di esperienze, spesso ironiche, talvolta amare, sempre autentiche.
Questa mescolanza produce un effetto narrativo molto efficace: il lettore riconosce elementi familiari — le fiabe dell’infanzia — ma li vede trasformati in qualcosa di nuovo. Le principesse non vivono più nei castelli, ma nelle cucine, nei cortili, nelle case di famiglia.
Nonostante il tono critico, il libro non è animato da uno spirito distruttivo. L’ironia di Bernardo è spesso affettuosa: non mira a demolire completamente il passato, ma a osservarlo con uno sguardo più consapevole.
Le generazioni precedenti vengono raccontate con rispetto e tenerezza, ma anche con la libertà di riconoscerne i limiti. In questo senso, il rovesciamento della narrazione fiabesca diventa anche un modo per rendere omaggio alla complessità delle vite femminili che hanno preceduto quella dell’autrice.
Il successo di operazioni narrative come quella proposta in Cenerentola era mia nonna riflette un fenomeno più ampio della letteratura contemporanea: la necessità di rileggere i miti culturali che hanno contribuito a formare la nostra identità .
Le fiabe, per lungo tempo considerate racconti innocenti per l’infanzia, si rivelano oggi archivi simbolici ricchi di implicazioni sociali e culturali. Rovesciarle, reinterpretarle o ironizzarci sopra significa anche interrogarsi su come siamo stati educati a pensare il ruolo delle donne, dell’amore e della felicità .
Il libro di Federica Bernardo dimostra come la riscrittura ironica delle fiabe possa diventare uno strumento narrativo potente. Trasformando Cenerentola in una nonna e le principesse in donne reali, l’autrice compie un gesto letterario che è allo stesso tempo autobiografico, critico e profondamente contemporaneo.
Il risultato è una narrazione che diverte, fa riflettere e invita il lettore a guardare con occhi nuovi sia le fiabe dell’infanzia sia le storie familiari che, spesso senza accorgercene, hanno contribuito a costruire il nostro immaginario.
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