mercoledì 25 febbraio 2026

BLOG TOUR: CORPI, Antonio Roma

PRIMA TAPPA


SCHEDA TECNICA:

Titolo: Corpi
Autore: Antonio Roma 
Data di pubblicazione: 26 settembre 2025
Ce: Infinito edizioni
Costo: ebook 7,99 euro/cartaceo 14,25 euro
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Genere: narrativa contemporanea 
Numero di pagine: 142


TRAMA:

In un attico di Milano, nell'arco di settantadue ore, si consuma la danza di una crisi silenziosa e feroce: Pietro, regista geniale e affermato in lotta con il vuoto creativo, e Vittoria, insegnante di psicologia disillusa, si trovano intrappolati in un amore che li avvicina solo per rivelare la loro distanza. L'arrivo di Valentina, giovane e inquieta ex allieva di Vittoria, accende un gioco di seduzione mentale e fisica che minaccia di frantumare ogni equilibrio. Sullo sfondo ci sono Iris, attrice che ha un legame con Pietro che va oltre la collaborazione professionale, e Giacomo, attore che osserva impotente i fili che si spezzano e si intrecciano attorno a lui. Tra ossessioni, tradimenti e l'eco assordante del consumismo affettivo, i personaggi si riflettono in una società che fagocita tutto, lasciandoli soli con i frammenti delle loro identità, incapaci di amare davvero, capaci solo di desiderare. Il confronto finale, come uno specchio infranto, svela verità dolorose e inconfessabili, lasciando il lettore a interrogarsi sulla natura dell'amore, dell'ambizione e della perdita, in un mondo che divora ogni cosa, persino le emozioni.












PRIMA TAPPA 

Ho scritto una storia di corpi perché anche se dovessimo dimenticarcene ce lo ricordano ogni giorno che siamo soprattutto questo: corpi. Così come ci ricordano che i nostri corpi - e con essi la nostra intimità e la nostra identità - sono quotidianamente esposti alle intemperie dei social e al giudizio altrui.
Ci troviamo quindi nella frustrante condizione di negarli e volerli cambiare. Eppure i corpi conservano memorie più fedeli della testa, più precise della parola, più crudeli del cuore. Una spalla che ricorda un addio. Una nuca che trattiene un gesto. Un odore che ti cade addosso anche trent’anni dopo, all’uscita di un cinema. Una voce che ti sveglia nel sonno. Le mani di tuo padre. Le labbra di chi ti ha lasciato. La schiena di chi ti ha tradito. Il ventre che si ricorda la paura.
CORPI è nato da lì. Da ciò che resta, anche quando tutto cambia. Da ciò che il corpo non riesce a dimenticare. Da quello che sopravvive alle parole, ai titoli di coda, agli anni che passano. Volevo scrivere un libro che non cominciasse dall’idea ma da una sensazione. Un libro che fosse attraversato dai sensi, dall’assenza, dai desideri. Ma soprattutto, un libro che fosse una ferita.
Scrivere CORPI è stato un atto di resistenza. Contro l'intrattenimento che addomestica.
Contro la retorica dell'eroe. Contro il bisogno di finale. Contro chi pretende di piacere.
Viviamo in un mondo che normalizza il trauma. Che estetizza la morte. Che trasforma i crimini in contenuti. CORPI nasce da questo rifiuto. Dal bisogno urgente di usare la parola come atto di testimonianza. Di ricordare che non ci servono storie. Ci servono ferite. Aperte, e irrisolte, da curare e di cui prenderci cura.
Ho scritto dei corpi che non vogliono guarire, ma essere visti. Corpi che non cercano consenso, ma memoria. Corpi che non intrattengono, maresistono. Corpi che si spogliano non per essere desiderati, ma per gridare. Corpi che raccontano ciò che non può più essere ignorato.
Non ho voluto salvare i personaggi di questo romanzo. Ho voluto lasciarli esposti e incompleti. Sporchi. Come lo siamo tutti, del resto.
Scrivere CORPI è stato scegliere da che parte stare. Dalla parte di chi non ha voce. Di chi non ha spazio. Di chi non ha luce. Dalla parte delle relazioni che crollano. Dalla parte delle famiglie sbagliate. Dei legami feroci. Delle carezze che fanno male. Delle parole che feriscono più delle mani.
Il teatro, il cinema, la scrittura non sono qui per consolare. Sono qui per svegliare. Per graffiare. Per dare forma all’indicibile. Per dare un nome all’assenza. Per rendere visibile ciò che ci ostiniamo a non guardare.
CORPI è un romanzo, sì. Ma è anche un processo. Un’interrogazione. Una dichiarazione. Una rabbia. Una fame. Una vertigine. È un atto politico. Perché oggi tutto è politico. La vergogna lo è. Il silenzio lo è. La guerra lo è. L’identità lo è. L’amore lo è.
Non volevo che questo libro fosse bello. Volevo che fosse necessario. Che facesse male. Che lasciasse un segno. Che producesse attrito. Che disturbasse. Che spostasse.
Chi legge, chi guarda, chi ascolta non è un cliente. È un testimone, proprio come chi fa lo scrittore, il regista o l’attore. E chi fa arte e letteratura ha un dovere: non risolvere, ma mostrare. Non abbellire, ma incidere. Non vendere, ma esporre.
Ho provato a scrivere un testo che non cercasse il finale, ma la persistenza. Che non offrisse catarsi, ma presenza. Che non raccontasse un riscatto, ma un nodo.
Ci sono romanzi che fanno compagnia. Questo no. Questo romanzo è scomodo. È imperfetto. È troppo intimo. Ma dice la verità. O almeno, la presunzione che sia così.
E se anche una sola persona, chiuso il libro, sentirà che qualcosa dentro si è spostato - anche solo di un millimetro - allora questo dolore avrà avuto senso.
Scrivere, oggi, non è mai neutro. È un atto di militanza. Significa dire: io sto qui. Con chi è
stato ferito. Con chi è stato dimenticato. Con chi è stato violato. Con chi non è stato ascoltato. Con chi non è stato creduto.
Non ho voluto raccontare una storia. Ho voluto accendere un fuoco. E non per scaldare. Ma per bruciare. Nella speranza di non bruciarmi.

Antonio Roma




  
















COSA NE PENSO? 

Io sono estasiata, senza parole. Davvero, non so che dire oltre a... magnifico.

Che aspettate? Continuate a seguirmi per la prossima tappa.





















 













Grazie a Matilde per avermi coinvolta ancora una volta ❤️




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