SCHEDA TECNICA:
Titolo: Corpi
Autore: Antonio Roma
Data di pubblicazione: 26 settembre 2025
Ce: Infinito edizioni
Costo: ebook 7,99 euro/cartaceo 14,25 euro
Disponibilità ebook: Amazon clicca qui
Disponibilità cartaceo: Amazon clicca qui
Genere: narrativa contemporanea
Numero di pagine: 142
TRAMA:
In un attico di Milano, nell'arco di settantadue ore, si consuma la danza di una crisi silenziosa e feroce: Pietro, regista geniale e affermato in lotta con il vuoto creativo, e Vittoria, insegnante di psicologia disillusa, si trovano intrappolati in un amore che li avvicina solo per rivelare la loro distanza. L'arrivo di Valentina, giovane e inquieta ex allieva di Vittoria, accende un gioco di seduzione mentale e fisica che minaccia di frantumare ogni equilibrio. Sullo sfondo ci sono Iris, attrice che ha un legame con Pietro che va oltre la collaborazione professionale, e Giacomo, attore che osserva impotente i fili che si spezzano e si intrecciano attorno a lui. Tra ossessioni, tradimenti e l'eco assordante del consumismo affettivo, i personaggi si riflettono in una società che fagocita tutto, lasciandoli soli con i frammenti delle loro identità , incapaci di amare davvero, capaci solo di desiderare. Il confronto finale, come uno specchio infranto, svela verità dolorose e inconfessabili, lasciando il lettore a interrogarsi sulla natura dell'amore, dell'ambizione e della perdita, in un mondo che divora ogni cosa, persino le emozioni.
QUARTA TAPPA
Ho scritto del legame tra queste tre donne perché racconta tre esperienze di genere differenti, legittime e non gerarchizzabili. Tre modi di abitare il mondo che non rispondono a un modello unico, né cercano di diventarlo. Esperienze situate, attraversate da condizioni materiali, storiche e relazionali diverse, che non chiedono di essere ricondotte a una sintesi rassicurante.
Non sono figure esemplari. Non rappresentano categorie astratte. Sono soggettività complesse, contraddittorie, non pacificate. Ed è proprio in questa complessità che risiede la loro forza politica. Perché quando le soggettività femminili vengono sottratte alla funzione simbolica o pedagogica, smettono di essere allegorie e diventano discorso.
Il loro legame non si fonda né sulla sorellanza idealizzata né sulla competizione imposta. È una relazione asimmetrica, attraversata da differenze di età , di esperienza, di potere, di desiderio. Differenze che non vengono appiattite né celebrate, ma lasciate agire. Perché fingere che non esistano significherebbe occultare i rapporti di forza che strutturano ogni relazione.
C’è una donna che ha costruito la propria posizione attraverso la competenza, la continuità , la gestione del rischio. La sua soggettività si è formata in un costante lavoro di negoziazione con lo spazio che occupa. Non è distanza emotiva, né rinuncia: è una strategia di tenuta in un contesto che raramente concede margini di errore a chi esercita autorità senza legittimazione preventiva.
C’è una donna che fa dell’esposizione una pratica di presenza. Che rifiuta la neutralizzazione del corpo, del linguaggio, del conflitto. La sua posizione non cerca consenso né protezione.
Abita l’intensità come spazio di verità , anche quando questo comporta attrito, ambiguità , rischio. Non è eccesso: è rifiuto della docilità come condizione di accettabilità .
E poi c’è una donna che si trova in una fase di attraversamento. La sua soggettività è ancora in formazione, ma non per questo incompleta o minore. Vive in uno spazio liminale, fatto di osservazione, desiderio, identificazione e distanza. Non è passività , ma apprendimento critico. Non è imitazione, ma raccolta di modelli che verranno trasformati, rielaborati o respinti.
Il rapporto tra loro non produce armonia. Produce frizione. E la frizione non è un fallimento relazionale, ma una possibilità di pensiero. Ognuna vede nelle altre ciò che è stata, ciò che è, o ciò che non potrà essere. Questo sguardo reciproco non genera competizione normativa, ma consapevolezza situata. Anche quando è scomoda.
Ho scritto questo legame perché il femminismo che mi interessa non semplifica le soggettività , ma le tiene aperte. Non chiede coerenza performativa, ma riconosce le condizioni. Non prescrive posture corrette, ma rende visibili i dispositivi di potere che attraversano i corpi, i desideri e le scelte.
Queste donne non vengono valutate per come amano, per come desiderano, per come sbagliano. Vengono prese sul serio. Ed è questo il gesto politico che rivendico: sottrarre le soggettività femminili all’obbligo di essere giustificabili, esemplari, concilianti.
Questo libro non offre modelli di emancipazione. Offre uno spazio di osservazione in cui le esperienze di genere non sono risposte, ma domande aperte. Plurali. Situate. Irriducibili.
Scrivere di loro è stato un atto di responsabilità narrativa. Non per definire cosa significhi essere donna, ma per lasciare che esistano tre modi diversi di abitare il genere, senza essere ridotti, normalizzati o messi in competizione.
Antonio Roma
COSA NE PENSO?
Anche questa ultima tappa molto significativa.
Che aspettate? Continuate a seguirmi perché arriverà la recensione e arriverà pure una sorpresa.
Grazie a Matilde per avermi coinvolta ancora una volta ❤️
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