giovedì 19 marzo 2026

BLOG TOUR: CENERENTOLA ERA MIA NONNA, Federica Bernardo

SECONDA TAPPA





SCHEDA TECNICA:

Titolo: Cenerentola era mia nonna
Autore: Federica Bernardo 
Data di pubblicazione: 13 dicembre 2025
Ce: Chiaredizioni
Costo: cartaceo 14,16 euro
Disponibilità cartaceoAmazon clicca qui
Genere: Narrativa contemporanea per ragazzi
Numero di pagine: 112


TRAMA:


Se finora le fiabe hanno avuto una chiave di lettura univoca in cui la principessa di turno viene salvata dal principe, il lettore dovrà dimenticarla. "Cenerentola era mia nonna" è il rovesciamento ironico e dissacrante delle fiabe più note, poste sotto la lente d'ingrandimento dell'autrice, che mescola uno spaccato della propria vita alle vicende dei loro personaggi. È così che le protagoniste delle fiabe diventano emblema di una società anacronistica, in cui il destino di una donna è nelle mani di un uomo. Una donna è capace, invece, di provvedere a se stessa, senza un principe che la sottragga ai rivolgimenti della sorte: è questo il messaggio dell'autrice. L'unica fiaba che viene salvata è infatti "La bella e la bestia", perché diversa da tutte le altre. In questo caso, è la protagonista femminile, Belle, che spezza l'incantesimo che aveva condannato un principe a rimanere bestia per sempre. Con la sua capacità di vedere al di là dell'aspetto mostruoso della bestia, riesce a far riemergere la sua bellezza. In questo viaggio nella fantasia, alla fine l'autrice trova posto per un decalogo di sopravvivenza per giovani donne, in cui dispensa alle ragazze consigli su come trovare la felicità nella propria indipendenza.

















SECONDA TAPPA

Le fiabe hanno accompagnato per secoli l’immaginario collettivo, trasmettendo valori, modelli sociali e ruoli di genere. Dietro la loro apparente semplicità narrativa si nascondono spesso rappresentazioni profonde della società in cui sono nate. Il libro Cenerentola era mia nonna di Federica Bernardo si inserisce proprio in questo filone di rilettura critica: l’autrice utilizza le fiabe tradizionali come lente sociologica per analizzare stereotipi culturali ancora radicati, tra cui il tema della violenza contro le donne e la subordinazione femminile.
Pubblicato nel 2025, il testo propone una rivisitazione ironica e dissacrante delle fiabe più celebri, intrecciando elementi autobiografici e riflessioni sociali. L’obiettivo è smontare la narrazione classica secondo cui la felicità di una donna dipenderebbe dall’intervento salvifico di un principe. In questa prospettiva, le protagoniste delle fiabe diventano simboli di una società anacronistica, in cui il destino femminile è spesso determinato dagli uomini o dalle strutture patriarcali. 

Le fiabe tradizionali, diffuse in Europa soprattutto attraverso raccolte come quelle di Charles Perrault, hanno contribuito a costruire un immaginario culturale in cui i ruoli di genere sono rigidamente definiti. 
Le protagoniste femminili sono spesso caratterizzate da tratti come passività, obbedienza e bellezza, mentre il loro riscatto avviene grazie all’intervento di una figura maschile: il principe, il cavaliere o l’eroe. Questa struttura narrativa ha influenzato per secoli l’educazione sentimentale e sociale delle giovani generazioni, normalizzando l’idea che la realizzazione femminile coincida con il matrimonio e la protezione maschile.
Nel libro di Federica Bernardo questo schema viene messo in discussione. L’autrice suggerisce che dietro l’apparente romanticismo delle fiabe si nascondano modelli culturali che possono contribuire a perpetuare disuguaglianze e dinamiche di potere tra uomini e donne. In altre parole, le fiabe diventano un campo di indagine sociologica capace di rivelare le radici culturali della violenza di genere.

Uno degli aspetti più significativi dell’opera è il ribaltamento del paradigma classico della “principessa salvata”. Nel racconto tradizionale di Cenerentola, ad esempio, la protagonista subisce soprusi e umiliazioni da parte della matrigna e delle sorellastre fino a quando l’intervento del principe non cambia il suo destino.
Federica Bernardo rilegge questa dinamica evidenziando il rischio implicito di una narrazione in cui la salvezza della donna dipende esclusivamente da una figura maschile. L’autrice propone invece un modello di emancipazione basato sull’autonomia e sull’indipendenza: la donna è capace di determinare la propria vita senza bisogno di essere “salvata”.
Questa prospettiva critica non mira a distruggere il patrimonio fiabesco, ma a reinterpretarlo alla luce delle trasformazioni sociali contemporanee. Le storie diventano quindi strumenti di riflessione su come i modelli culturali influenzino la percezione delle relazioni affettive e del potere.

Nel libro la violenza contro le donne emerge non solo come fenomeno esplicito, ma anche come struttura simbolica radicata nelle narrazioni tradizionali.
Molte fiabe raccontano situazioni di abuso, controllo o manipolazione: giovani donne costrette a lavori umilianti, segregate, minacciate o trattate come oggetti di scambio matrimoniale. Questi elementi, spesso percepiti come semplici espedienti narrativi, possono essere interpretati come metafore di una società che per secoli ha limitato l’autonomia femminile.
Attraverso una lettura contemporanea, Bernardo mostra come tali rappresentazioni possano contribuire a normalizzare dinamiche di subordinazione o dipendenza emotiva. La sua analisi invita quindi il lettore a interrogarsi sulle radici culturali della violenza di genere, che non nasce solo da comportamenti individuali ma anche da modelli sociali interiorizzati.

Uno degli elementi più originali del libro è la presenza di un “decalogo di sopravvivenza” rivolto alle giovani donne, in cui l’autrice offre consigli per costruire una vita autonoma e consapevole. 
Questo passaggio rappresenta il cuore del messaggio dell’opera: la felicità non dipende dal riconoscimento o dall’amore di un principe, ma dalla capacità di una persona di costruire la propria identità e indipendenza. In questa prospettiva, la letteratura diventa uno strumento educativo e culturale capace di stimolare il pensiero critico.
L’unica fiaba che l’autrice sembra “salvare” è quella della Bella e la Bestia, perché presenta una dinamica diversa: la protagonista non viene salvata da qualcuno, ma è lei stessa a trasformare la realtà attraverso la propria sensibilità e capacità di vedere oltre le apparenze.

“Cenerentola era mia nonna” non è soltanto una rilettura ironica delle fiabe, ma anche una riflessione culturale sul modo in cui le narrazioni tradizionali hanno contribuito a costruire l’immaginario sociale dei rapporti tra uomini e donne. Attraverso l’analisi dei modelli fiabeschi, Federica Bernardo mette in luce le radici simboliche della violenza di genere e propone un nuovo paradigma basato sull’autonomia e sull’autodeterminazione femminile.
Il libro invita quindi a guardare le fiabe con occhi diversi: non più come semplici storie per l’infanzia, ma come strumenti attraverso cui comprendere i cambiamenti della società e promuovere una cultura più equa e consapevole.



  
















COSA NE PENSO? 

Sinceramente non vedo l'ora di saperne di più!

E voi? Continuate a seguirmi per la prossima tappa.





















 













Grazie a Matilde per avermi coinvolta ancora una volta ❤️




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